La Langa del Dolcetto

La Langa del Dolcetto

Paesaggistici

La Langa del Dolcetto
Dogliani, da sempre al centro della piccola valle del Rea con le sue colline frastagliate ai fianchi, i boschi del Passo della Bossola alle spalle e il Tanaro davanti, se ne sta in un mondo a parte.

Il Dolcetto, vitigno e vino intimamente langhetto, è lievemente aromatico, con bassa acidità e tannini, da abbinare agli antipasti della tradizione. Il paesaggio, proprio come in vitigno, è, dunque, mutevole e quanto mai affascinante, se è vero che il Presidente Einaudi non vedeva l’ora di ritirarsi qui lontano dagli affari di stato, per dedicarsi alle amorevoli cure delle sue vigne.

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Alta Langa du Belbo

Alta Langa del Belbo

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Si parte da Dogliani, cittadina di notevole vivacità, tra cui spiccano le opere di Schellino, eclettico architetto dalle forme inconfondibili, soprannominato il “Gaudì delle Langhe”. Dopo un giro senza fretta tra le due anime di Borgo e Castello e una degustazione alla Bottega del Vino, si guarda ad una bella serie di borghi minori che lo circondano. Usciamo quindi verso Monchiero, il cui borgo alto, col monastero e le poche case attorno, è un capolavoro di romanticismo di cui si innamorò il grande pittore Eso Peluzzi (ci restano casa-museo, tomba e mostra permanente).

Si dovrebbe poi fare assolutamente una deviazione per il sito archeologico di Augusta Bagiennorum, città romana tra l’attuale Bene Vagienna e Narzole, dove il suggestivo teatro è tuttora in uso, mentre buona parte della città è ancora da riscoprire. Vestigia romane e il centro storico ricco di palazzi e chiese, fanno di Bene Vagienna una piacevole divagazione, per assaporare l’atmosfera di una città con le colline vitate alle sue spalle e la pianura davanti.

Da Monchiero è quindi tempo di risalire verso Monforte d’Alba ed esplorare l’ampia area vitata tra le frazioni di San Sebastiano, San Giacomo, Santa Lucia e San Luigi: un dedalo di vie di cresta e cascine in cui è divertente perdere la via per ritrovarne un’altra altrettanto bella.

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La Langa del Barolo

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Da Monforte d’Alba risaliamo quindi verso il minuscolo borgo di Cissone, passando accanto alla bella Chiesa cimiteriale della Natività (affresco del XV sec.) per arrivare fino a Serravalle Langhe, dove non si può perdere l’Oratorio di San Michele con le contaminazioni contemporanee di Tremlett accanto agli affreschi del XV secolo. Il nostro percorso continua sempre in cresta tra borgate dimenticate (come l’irreale borgata Paradiso), chiesette solitarie (San Lorenzo, Madonna della Neve, San Martino) e paesaggi da favola.

Raggiungiamo così Somano, un altro borgo fuori dal tempo circondato dai boschi, per arrivare a Bossolasco, e quindi infine nell’eremo isolato di Bonvicino. La ripida strada della Lovera si inerpica fino alla frazione e poi da qui più dolcemente risale a Murazzano, “Scudo e chiave del Piemonte”, passando accanto all’unico mulino a vento delle Langhe, per poi ridiscendere sulla cresta di Belvedere Langhe, dove la seconda domenica dopo Pasqua si tiene una delle più belle celebrazioni sacre - la Festa dei Micun, senza dimenticare prima una sosta alla minuscola Chiesetta di San Colombano (borgata Casale) che custodisce sorprendenti affreschi cinquecenteschi.

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Alta Langa del Tanaro

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Da Belvedere Langhe si ridiscende così a Dogliani, come i viandanti di un tempo che per arrivare in paese, potevano sempre scegliere tante strade diverse.

 

Testi di Pietro Giovannini
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